Sabato, 08 Novembre 2014 00:00

Vaccinazioni, pro e contro

Tratta da Google

«Sui vaccini non si può essere pro o contro, ma caso per caso», afferma Cristina Porcu, farmacista cagliaritana

con specializzazione in Omeopatia a Lione e master in Fitoterapia a Siena e Trieste. «Io ho una posizione da equilibrista, da colui che si allena a stare bilanciato su un filo molto sottile. Esattamente come i genitori che devono vaccinare il proprio figlio e coloro che, invece, si trovano a rispondere alla domanda vaccinare si, vaccinare no. La mia verità è che non c’è una risposta corretta, non c’è un vaccinare-si-sempre e un vaccinare-no- mai. È un fatto di equilibrio tra rischio e beneficio, come per qualunque terapia farmacologica».

Non dobbiamo dimenticarci, infatti, che il vaccino è prima di tutto un farmaco, anche se particolare perché non soggetto a quei controlli di sicurezza sulla sperimentazione richiesti, normalmente, per gli altri farmaci prima del debutto in commercio. «E già questa è una prassi bizzarra – puntualizza la farmacista - se si considera che il farmaco viene dato a un paziente per una patologia, mentre un vaccino viene somministrato su un soggetto sano. Il problema di valutare rischi e benefici nasce, però, dal fatto che le tempistiche della vaccinazione obbligatoria sono un po’ complicate da gestire poiché, oggi, la prima vaccinazione è ai 2 mesi di vita, quando il bimbo che abbiamo davanti, salvo il nome che abbiamo scelto per lui, è per noi un perfetto estraneo dal punto di vista sanitario. Di un neonato non sappiamo nulla, né se è allergico e, tantomeno, se ha un problema autoimmune per quanto lieve e che si svilupperà. Ma questo è un problema non della pratica vaccinale in sé, e nemmeno del singolo vaccino, quanto dell’età del bambino e della difficilissima valutazione del rischio collegato al numero delle vaccinazioni contestuali». 

 

Al bando dunque la banalizzazione della vaccinazione dannosa tout court.
«Una madre e un padre – sottolinea Cristina Porcu - devono sapere che la scelta di vaccinare il proprio figlio, oppure di non farlo, ma non in assoluto quanto per quel preciso momento della vita del bimbo, può essere procrastinata nel tempo. Nessuno vieta, infatti, che il ciclo delle vaccinazioni inizi ai tre anni, magari contestualmente all’ingresso alla scuola materna o elementare. Ma questo non viene specificato, è come dire ora o mai più».
Il genitore, perciò, deve essere messo nelle condizioni di fare una scelta responsabile. «Di fatto, sta tirando la moneta perché se vaccina e il bambino ha un danno da vaccinazione la responsabilità è sua, se non vaccina e il bambino contrae una malattia la responsabilità è sempre e solo sua. Lo Stato è pronto nell’assicurare che la pratica vaccinale è esente da rischi, ma non lo mette per iscritto perché sappiamo bene che il vaccino è un farmaco e, nessun medicinale, è totalmente privo di effetti collaterali. Basta leggere il bugiardino di un vaccino per capire che si possono manifestare reazioni avverse. Ecco perché io sto nel mezzo. C’è una situazione di rischio, ma ci deve essere il rischio per poter beneficiare del beneficio. Se il rischio è zero perché somministrare un farmaco?»

 

Da La Donna Sarda

 

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